dal 21 al 23 marzo 2012
LA SCOPERTA DELL'AMERICA
con V. Malorni
musiche di Andrea Cota
Nun ce se pensa e stamo all’osteria;
Ma invece stamo tutti ne la storia.
> LO SPETTACOLO
La Storia nulla lasciò a Colombo della sua scoperta, fuorché monumenti, dopo la sua morte. La Scoperta dell’America è un racconto affamato del fluire della vita, è una serenata all'uomo, per scoprire e custodire il mondo di ciascuno, è la denuncia del potere e della forza, della vanità, della conquista e del possesso. Cristoforo Colombo è un uomo che intende svelare, dietro l'orizzonte, un mondo nuovo verso cui continuare, caparbiamente, nonostante tutto, continuare a navigare.
Ah quell’omo – je fecero, chi sete? \ Eh – fece - Chi ho da esse’? So’ un servaggio. Il viaggio per il poeta è occasione di incontro con un mondo nuovo, con culture differenti, così come il teatro, noi crediamo, sia un momento, appunto, di incontro e confronto tra persone simili, diverse e uguali.
Pascarella, con l’ironia e la chiarezza propria del dialetto romanesco, ci racconta la caparbietà di un uomo che, siccome la gente ce rideva, ha lottato per raggiungere ciò in cui credeva contro tutto e tutti: E più lui s’ammazzava pe’ scoprilla \ E più quell’antri je la ricopriveno. Al centro della narrazione c’è la convinzione che in ogni momento della nostra vita possiamo scorgere l’orizzonte di fronte a noi nella sua grannezza e, sembra dire il poeta, confidandosi, possiamo scegliere di vivere il desiderio insaziabile e l’intima determinazione di andare a largo per raggiungerlo, o meglio, per sognare di raggiungerlo. Che lì pòi cammina quanto te pare: \ Più cammini e più trovi l’infinito, \ Più giri, e più ricaschi in arto mare.
Il testo di fine Ottocento di Cesare Pascarella ci invita con gioia a riflettere sulla musica che perdiamo in noi ogni qual volta scopriamo qualcosa che non ci appartiene e subito pretendiamo conquistare. Le sue parole schiette ci esortano a considerare, rispettare e amare i limiti del nostro agire e i confini tra gli individui, perché solo così ciascuno può forse custodire il fuoco che gli dà vita. Lui perchè la scoprì? Perché era lui.
Quel che ci conquista di quest’opera è l’incitamento verso l’ignoto, la tenacia di un navigatore: Ma pensa, quer che deve avé sofferto \ Quell’omo immasimato in quer pensiero.
Cristoforo Colombo Cesare Pascarella
Il narratore della “Scoperta” ha letto la “storia”, ne è stato colpito e commosso, e vuol comunicare agli altri i suoi convincimenti e il suo entusiasmo; e, come popolano che ha letto libri, e che legge almeno senza dubbio di tanto in tanto il giornale, ha anche una sua definita filosofia, che si manifesta nell’odio contro i preti, i ministri, la burocrazia, le tasse, i monumenti, nelle malinconiche considerazioni sul destino di grandi uomini, benefattori della società e oppressi dalla ingratitudine e gelosia, nella persuasione della grandezza dell’ingegno e del valore italiano, disconosciuto in Italia e acclamato e invidiato dagli stranieri.
Benedetto Croce

- > Via Podgora 1 Roma (Prati)
- > Tel. (+39)063223432
- > info@teatrosangenesio.it
- > IL TEATRO SAN GENESIO SU:







